Call for abstracts

CALL FOR ABSTRACTS – n. 12, 2022/1

Temps de crise(s)

Ed. by Isabelle Aubert and Sabina Tortorella

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(ENG) The journal Consecutio rerum (http://www.consecutio.org) selects original contributions for the issue n. 12 (2022/1), “Temps de crise(s)”. The term “crisis” is increasingly invoked to define very different phenomena. Contemporary times are characterized by generalized and permanent crises which seemingly do not spare any field. On the background of the financial and economic crisis of 2008 and of its lasting deleterious consequences, at least two different crises have recently come to the forefront of public debate: populations and States are now facing the health crisis triggered by the pandemic and the signs of an unprecedented climate crisis, i.e. extraordinary natural events such as megafires, torrential rains, abnormally high temperatures, etc.; moreover, contemporary societies witness political crises (which affect both democratic representation and the legitimacy of political decisions) as well as an individual and collective malaise, reflected in identity crises, or in the reality of a society subject to unbridgeable social fractures.

Talking about crisis therefore implies talking about crises, so that it is possible to ask oneself whether to use the plural or to add an adjective that can qualify the expression itself. The term ‘crisis’ thus appears as polysemic, ambivalent and equivocal, being sometimes an epistemological and gnoseological notion, sometimes a historiographical category, sometimes a polemical concept. As it has been pointed out on several occasions and from different points of view, this notion is distinguished by the close link it weaves with Modernity. Even though premodern eras had obviously witnessed many events of crisis, the Modern Age has developed a critical self-awareness that is more attentive to crises and to their meaning, in that they are symptoms of the flaws of the modern promises of well-being and freedom. From this point of view, the crisis can be considered as a constitutive element of Modernity.

In this perspective, the issue of the journal Consecutio rerum aims to discuss the relevance of the concept of crisis today and to put its different uses into perspective. In the view of the etymology of the Greek term krisis, it will look back at the origins of this notion, which lies at the crossroads of medical science and political-legal science: indeed, it serves to identify both a sudden change in the evolution of an illness and the judgment that must ensure the justice of the city. Conceived of as a rupture of an established order, is the crisis an extraordinary and unpredictable event, or is it cyclical and structural? Insofar as it produces a new balance, does it have a positive value? Or rather, because of the instability and conflict it produces, does crisis have only a negative value? If it can be linked to the themes of emergence, conflict and emancipation, is it synonymous with progress or does it lead to regression? Is it possible to get out of the crisis or is it a permanent feature of the art of governing? Finally, can we consider the concept of crisis as a category that is still analytically fruitful or has it lost its conceptual rigour – both descriptive and normative, explanatory and interpretative – because of the abusive use that has been made of it?

Several lines of analysis are expected in this issue. Suggested streams may be the following:
 
1) Adopting an approach based on the history of ideas and the history of concepts, some contributions will be devoted to explore the revival of the notion of crisis from the Enlightenment and onwards, particularly in France and Germany, in order to highlight the shift undergone by the word “crisis” and to emphasise the tension between revolution and catastrophe or between revolution and critique.
2) Another focus will be on the conception of crisis developed by Marx and Marxist-oriented theorists. It will focus on the role that crises play within the capitalist system and on the political effects of crises on institutions, their relation to the existence of a ruling class and the structure of the State.
3) Finally, contributions may focus on the use of the notion of crisis in the philosophy of history, its place in the social sciences and its function in the theory of the State.
 
On the basis of these and other lines of thought, this issue aims to bring together different perspectives of political philosophy in order to assess the actuality of the notion of crisis and to shed light on its philosophical stakes.
 
Calendar:
Abstracts of proposed contributions, in Italian, French or English, should be sent in editable format to the following e-mail address: crise.consecutio@gmail.com by 15 October 2021. They should not exceed 6000 characters (including spaces). They must be accompanied by a bibliography. Notification of acceptance or rejection will be given by 15 November 2021. Full papers must be submitted by 31 March 2022. They should be between 40,000 and 45,000 characters long (including spaces). Anonymised texts will be evaluated according to the double-blind procedure.
 

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(ITA) La rivista Consecutio rerum (http://www.consecutio.org) seleziona contributi originali per il fascicolo dedicato al tema “Temps de crise(s)”. L’uso del termine “crisi” è sempre più diffuso tanto che sembra essere diventato il tratto distintivo dell’epoca contemporanea, la quale si caratterizza per crisi generalizzate e permanenti. Questa parola è evocata oggi per definire fenomeni molto diversi fra loro e nessun ambito sembra essere escluso. Se la crisi sanitaria è venuta recentemente alla ribalta nel dibattito pubblico, la crisi finanziaria ed economica del 2008 ha avuto conseguenze deleterie durature. Al tempo stesso assistiamo a eventi naturali straordinari, segno di una crisi climatica senza precedenti, e attraversiamo da qualche anno una crisi politica, che tocca tanto la rappresentanza democratica che la legittimità delle decisioni politiche e che colpisce gli Stati-nazione di diverse parti del mondo o soggetti transnazionali come l’Unione Europea. Inoltre, le società contemporanee sono teatro di un malessere sia individuale che collettivo, che sfocia in una crisi di identità e di valori e conduce a constatare la realtà di una società in crisi, segnata da fratture sociali incolmabili.

Parlare della crisi implica quindi parlare di crisi, cosicché è possibile interrogarsi sull’opportunità di usare il plurale o di aggiungere un aggettivo che possa qualificare l’espressione stessa. Il termine “crisi” appare così come una parola polisemica, ambigua ed equivoca, che risulta tanto una nozione epistemologica e gnoseologica, quanto una categoria storiografica o un concetto polemico. Come è stato sottolineato in diverse occasioni e da diverse prospettive, tuttavia, questa nozione si distingue per lo stretto legame che intesse con la modernità, i cui inizi vengono solitamente fatti risalire all’Aufklärung. Se indubbiamente episodi di crisi risalgono anche a prima dell’epoca moderna, quest’ultima ha la particolarità di sviluppare una coscienza critica di se stessa che è attenta alle crisi e al loro significato proprio in quanto esse sono il sintomo dei difetti di una modernità ambiziosa, che promette garanzie di benessere e di libertà. Vista da questa prospettiva, la crisi può essere considerata come un elemento costitutivo della modernità e l’attualità ci esorta come mai prima a riflettere su questa connessione che rende il nostro presente un tempo di crisi.

In quest’ottica, il numero della rivista Consecutio rerum intende riflettere sulla pertinenza del concetto di crisi oggi e indagare i suoi diversi usi. Sulla base dell’etimologia del termine greco krisis, l’obiettivo è ritornare sulla genesi di questa nozione, che si colloca al crocevia tra la scienza medica e la scienza politico-giuridica, identificando sia un cambiamento improvviso nell’evoluzione di una malattia sia il giudizio che deve garantire la giustizia della città. In quanto rottura di un ordine stabilito, la crisi è un evento straordinario e imprevedibile o è invece ciclica e strutturale? Ha un valore positivo nella misura in cui produce un nuovo equilibrio, o può avere solo un significato negativo giacché produce instabilità e conflitto? In quanto rinvia a concetti come emergenza, conflitto, emancipazione, è sinonimo di progresso o porta alla regressione? È possibile uscire dalla crisi oppure essa è una caratteristica connaturale all’arte di governo? Infine, possiamo considerare la nozione di crisi come una categoria ancora feconda dal punto di vista analitico o ha perso il suo rigore concettuale – sia descrittivo che normativo, sia esplicativo che comprensivo – a causa dell’abuso che ne è stato fatto?

Le aree tematiche suggerite, ma non esclusive, sono le seguenti:
 
1) Secondo una prospettiva di storia delle idee e di storia dei concetti, alcuni contributi potranno essere dedicati all’uso della nozione di crisi a partire dall’Illuminismo, in particolare in Francia e in Germania, al fine di evidenziare lo slittamento subito dal termine “crisi” e sottolineare la tensione tra rivoluzione e catastrofe o tra rivoluzione e critica.
2) Una seconda area tematica verterà sulla concezione della crisi sviluppata da Marx e dai teorici di orientamento marxista. In questa sezione troveranno spazio contributi incentrati sul ruolo che le crisi ricoprono all’interno del sistema capitalista (in particolare le crisi di sovrapproduzione e quelle dovute a un’insufficienza di domanda), nonché sugli effetti politici che le crisi generano sulle istituzioni o sulla struttura dello stato.
3) Infine, i contributi potranno essere volti ad esaminare l’uso della nozione di crisi nell’ambito della filosofia della storia, lo spazio che essa ricopre nelle scienze sociali o la sua funzione all’interno della teoria dello stato.
 
Sulla base di queste e altre linee tematiche, questo numero si propone di interrogare l’attualità della nozione di crisi a partire da diverse prospettive di filosofia politica e di chiarirne gli aspetti filosofici.
 
Calendario e istruzioni per gli autori:
Gli abstract dei contributi, accompagnati da una bibliografia e di una lunghezza non superiore ai 6000 caratteri (spazi inclusi), dovranno essere inviati in formato modificabile (.doc, .docx) all’indirizzo crise.consecutio@gmail.com entro il 15 ottobre 2021. Sono ammessi testi in lingua italiana, francese o inglese.
La notifica di accettazione o rifiuto sarà comunicata entro il 15 novembre 2021.
I saggi completi e definitivi dovranno pervenire allo stesso indirizzo mail entro il 31 marzo 2022 e la lunghezza dovrà essere compresa fra i 40.000 et 45.000 caratteri (spazi inclusi).
 

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CALL FOR ABSTRACTS – n. 11, 2021/2

The Centenary of Sigmund Freud’s
Group Psychology and the Analysis of the Ego.
Psychoanalysis of History or Science of History?
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Il centenario di Psicologia delle masse e analisi dell’Io di S. Freud. Psicoanalisi della storia o scienza della storia?

(ENG) – This year marks the centenary of Freud’s Massenpsycologie und Ich-Analyse (Group Psychology and Analysis of the Ego). The anniversary is an opportunity to rethink the theoretical cores of the Freudian essay, both in their original conception and in the light of the hypermodernity of our time.
The underlying theme of Freud’s argument, as is well known, is that not ideologies and world views, but emotional and libidinal ties constitute the essential glue, the essence of the collective psyche. In this context, what is dominant is the bond of falling in love between each individual and the leader of the mass, the object of a profound idealization (corresponding on the inner level to the formation of the ideal of the ego or superego). Individuals, originally devoid of any relationship between them, form a group through the convergence of the ego’s ideals on the person-object of the head (“[…] a certain number of individuals have put the same object in place of their ideal of the ego and have identified with each other in their own ego”).

The question that first arises today is how far it is possible to extend the structures of psychoanalysis, as individual psychology, to social psychology, according to the intention explicitly theorized by Freud. In other words, we should keep into account the risk, contained in the passage from the psychological to the sociological dimension, of losing sight of more complex mediations – to be explained with other disciplines – as regards the relationship between the individual and the collective.

A further question may regard the Freudian hypothesis of the “primitive horde” and of the establishment of social norms upon the murder of the father. Can such a view still be valid, not only as putative beginning of human history, but also as quasi-transcendental, permanent condition of sociality? Can it still provide a significant contribution to the explanation of the deepest roots of gregarious behaviour in mass society, pervaded by the economy of capital and its tendential colonization of life? Can a myth count as history and can it define contemporary social and political phenomena such as the emergence of populisms, racisms and identities that confirm one another in hatred and in the exclusion of otherness? Freud addressed the issue of the relationship between original narrative and historical present through the generalization of the Oedipus complex.

Beyond the problems and theoretical tensions left open in Freud’s discourse, Massenpsychologie theorizes a profound interweaving between public history and individual history, between external and internal society, social domination and inner self-constriction. If this thesis was widely used in the analysis of fascist authoritarianism (e.g. Frankfurt School, Critical Theory), its viability for a psychoanalytic viewpoint on other political forms, especially democracy, appears more difficult.
Also, one might question the validity or the social significance of the Oedipus complex within social forms of life in which the function of the father declines – as several theorists have argued. Can the Oedipal constellation be reformulated and updated to new individual and social symptoms?

More radically, one could eventually question the whole Freudian investigation on “what is a human society”, including all five great works dedicated to the interpretation of collective phenomena (Totem and Taboo, Group Psychology and the Analysis of the Ego, The Future of an Illusion, Civilization and Its Discontents, Moses and Monotheism), which share the “myth of the father”.

“Consecutio rerum” invites researchers and scholars to submit article proposals that fit the following strands:
• Reassessments of Group Psychology, and of the other Freud’s “anthropological-sociological” works;
• Sources and forebearers of Freudian mass psychology (crowd psychology, suggestion, imitation and contagion theory);
• Post-Freudian developments of mass psychology, including sociological and philosophical perspectives;
• The epistemological status of social psychology viz. sociology and individual psychology;
• The applicability of psychoanalytic social psychology to contemporary social and political phenomena. Changes in the economic structure and in the family;
• Psychoanalytic social psychology, social stratification and multiculturalism;
• Uses of psychoanalysis in the research on the pathologies of Western democracies.

Proposals submission, deadline and timeline

Will be accepted contributions in Italian, English, French, Spanish, and German.
Abstracts (max 4000 characters) should be submitted within April 2nd to redazione.consecutio@gmail.com.
A decision will be made by the Editors within April 9th.
Full articles must be submitted within October 2nd and then they will be double-blind peer reviewed.
Reviews will be forwarded to authors within November 6th: please, note that peer-reviewed contributions assessed as not eligible for publication will not be included in the issue.
Authors will have to submit the final version of their article within November 30th.

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(IT) – Il 2021 segna il centesimo anniversario della pubblicazione da parte di Freud di Massenpsychologie und Ich-Analyse (Psicologia della masse e analisi dell’Io). L’anniversario è un’occasione per ripensare i nuclei teorici fondamentali del saggio freudiano, sia nel loro concepimento e nella loro coerenza originarie, sia in un loro confronto con la condizione ipermoderna contemporanea. Il tema di fondo dell’argomentazione di Freud, com’è noto, è che non le ideologie e le visioni del mondo, ma i legami emotivi e libidici costituiscono il collante essenziale, l’essenza della psiche collettiva. In questo ambito ciò che è dominante è il legame “verticale” di innamoramento tra ogni singolo e il capo della massa, oggetto di una profonda idealizzazione (corrispondente sul piano interiore alla formazione dell’Ideale dell’Io). I singoli, originariamente privi di ogni rapporto tra loro, si costituiscono in un gruppo attraverso la convergenza degli ideali dell’Io sull’oggetto-persona del capo (“ […] un certo numero di individui hanno messo uno stesso oggetto al posto del loro ideale dell’Io e si sono identificati tra loro nel proprio Io”).

Tornando oggi a riflettere sull’impostazione freudiana, ci si può ancora domandare quanto sia possibile estendere le strutture della psicoanalisi, come psicologia individuale, alla psicologia sociale. O se non si corra invece il rischio, in questo passaggio troppo rapido e immediato dallo psicologico al sociologico, di perdere di vista mediazioni più complesse – da spiegare con altre discipline – del rapporto tra individuale e collettivo.

Una ulteriore questione è se la speculazione freudiana riguardante l’orda primitiva e l’istituzione delle norme sociali sul fondamento dell’uccisione del padre, formulata in Totem e tabú (1915) possa davvero valere non solo come origine e inizio della storia umana, ma anche come condizione permanente e quasi-trascendentale della socialità, e se possa dunque fornire anche oggi un contributo alla spiegazione delle radici profonde del gregarismo e della perdita di individuazione nell’uomo-massa della nostra contemporaneità, pervasa dall’economia del capitale e dalle sue leggi di occupazione e colonizzazione del vivente. Se, cioè, il tempo del mito possa valere come tempo della storia e strutturare ancora le manifestazioni del presente, come il darsi di populismi, razzismi e identità forti e reciprocamente rassicurantesi nell’odio e nell’esclusione dell’alterità. A questo problema, del rapporto tra narrazione originaria e presente storico, Freud ha risposto con la generalizzazione del complesso di Edipo, facendo del “Nome del padre” il principio istitutivo sia della mente individuale, nella sua fuoriuscita dalla simbiosi materna, sia della mente collettiva, nel suo farsi massa gregaria affascinata e sedotta dall’onnipotenza di un Super-io dentro e fuori di lei.

Al di là dei problemi e delle tensioni teoriche lasciate aperte nel suo discorso, ciò che il Freud di Massenpsychologie ha inteso proporre è che esiste un profondo intreccio tra storia pubblica e storia individuale, tra società esterna e società interna, e che ogni forma di dominio sociale e politico, apparentemente connotato da una costrizione solo esteriore, non può che passare attraverso forme di autocostrizione e di autorepressione interiore. Se di tale ipotesi è stata esplorata la fungibilità rispetto all’analisi dell’esperienza storico-politica dell’autoritarismo fascista (come nella Scuola di Francoforte), la sua utilità per la formulazione di un punto di vista psicoanalitico su altre forme politiche, quali per eccellenza quella della democrazia, appare assai più problematica.

Ci si può inoltre domandare quanto il complesso di Edipo ancora possa essere considerato come il principio fondativo non solo della soggettività individuale, ma delle società umane e del loro ingresso nella storia. La funzione del padre non è forse in declino nella nostra società, come molti, soprattutto d’ispirazione lacaniana, vanno da tempo affermando? O la costellazione edipica, come pietra di volta della psicoanalisi, va mantenuta e riformulata in modo nuovo, anche riguardo a nuove sintomatologie e nuove configurazioni patologiche di identità apparse oggi sulla scena della clinica e della prassi sociale?

In modo ancora più radicale, infine, è opportuno interrogare tutta l’indagine freudiana su “cosa sia una società umana”, includendo tutte e cinque le grandi opere dedicate all’interpretazione di fenomeni collettivi (Totem e tabú, Psicologia delle masse e analisi dell’Io, L’avvenire di un’illusione, Il disagio della civiltà, L’uomo Mosé e la religione monoteistica), che hanno appunto in comune il “mito del padre”, e domandarsi se essa non soffra di pesanti limiti teorici, proprio a partire da una possibile natura solo ipotetica, e poco verosimile, di quella narrazione.

“Consecutio rerum” invita ricercatori e ricercatrici, studiosi e studiose, a sottoporre proposte di articoli che possano rientrare nei seguenti filoni tematici:

• Riconsiderazioni di Psicologia delle masse e analisi dell’io e in generale delle opere contenenti un’apertura antropologico-sociale
• Fonti e precursori della teoria freudiana della psicologia delle masse (psicologia delle folle, teorie della suggestione, del contagio imitativo,): continuità e discontinuità con la teoria freudiana.
• Sviluppi post-freudiani della psicologia freudiana delle masse: prospettive sociologiche e filosofico-politiche che hanno ripreso la teoria freudiana.
• Teorie filosofiche, psicologiche e sociologiche del gregarismo e della massa.
• Lo statuto epistemologico della psicologia sociale rispetto alla psicologia individuale e alla sociologia.
• Riflessioni sull’applicabilità di una psicologia sociale psicoanalitica ai fenomeni politici e sociali contemporanei, anche alla luce dei mutamenti intercorsi nella struttura economica e nella struttura familiare.
• La psicologia sociale psicoanalitica di fronte alla stratificazione sociale e alla composizione multiculturale delle società contemporanee.
• Utilizzi della psicoanalisi di fronte agli sviluppi e alle patologie delle liberaldemocrazie occidentali.

Modalità e scadenze per la presentazione di proposte

Saranno accettati contributi in italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco.

Gli abstract (max 4000 caratteri) devono essere inviati all’indirizzo redazione.consecutio@gmail.com entro e non oltre il 2 aprile 2021.
Gli esiti della selezione saranno comunicati il 9 aprile.
In caso di accettazione gli articoli dovranno essere inviati entro e non oltre il 2 ottobre. Successivamente i testi verranno sottoposti a double-blind peer-review, i cui esiti verranno resi noti agli autori e alle autrici entro il 6 novembre: si ricorda che gli articoli non ritenuti idonei alla pubblicazione non potranno essere inclusi nel fascicolo.
Gli articoli nella loro versione definitiva dovranno essere inviati entro il 30 novembre.

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ISSUE 10 (MAY 2021) – CALL FOR ABSTRACTS: IDEOLOGY
Ed. by Emanuele Martinelli and Laura Turano

(ENG) Issue n. 10 (May 2021) will revolve around the theoretical, historiographic, sociological, political and psychological reflection on the concept of “Ideology”.

The history of modern culture displays an array of meanings of the term “Ideology”. The concept was coined for the first time, with a purely positive meaning, in the French Enlightenment, wherein it refers to the science of the formation of ideas, that is able to define, starting from sensations, the more general ideas. In this positive nuance, ideology influenced the organizational renewal of education in postrevolutionary France. With Napoleon and his anti-Enlightenment, ideology becomes synonymous of a deplorable production of abstractions and chimeras, which intellectuals impose on the feelings of the heart and on the life of peoples. Marx and Engels initially assume this meaning of ideology as «false consciousness»; however, in Marx’s texts “ideology” also has two other meanings. On the one hand, it constitutes the world of “juridical, political, religious, artistic or philosophical forms […] that allow human beings to conceive and fight the economic class conflict”. On the other hand, with the theory of reification and of commodity fetishism in Capital, it represents a cognitive deformation that does not arise from the falsifying subjectivity of intellectuals but from the objective reality of economic structure. In later Marxist theory, Gramsci and Lukács referred to the second and third Marxian definition respectively. This allowed Gramsci to propose a positive theory of ideology, not as a false consciousness, but as a gnoseological function that is deemed indispensable to live and to struggle in a social context. And it allowed Lukács to propose reification as a generalized structure of capitalist consciousness and science.

The issue will consider contributions regarding all the fields and the authors to which the notion
of “ideology” is pertinent, with particular regard to the following streams:

1) The notion of ideology in Marx and in the Marxism of the First and of the Second International.

2) Developments of the notion of ideology in Gramsci, Lukács, Althusser. Panideologism in Mannheim’s sociology of knowledge. Systematizations of the various meanings of the concept (Rossi-Landi, Eagleton).

3) The end of ideologies and of great narratives. Ideology in the theoretical and political philosophies of postmodernism, deconstructionism and post-structuralism.

4) Contemporary political and social theory (Žižek, Hall, Laclau, etc.) and the validity/usefulness of the notion of ideology.

5) Critical insights on key concepts of contemporary public discourse (competition, competence, digitalization, surveillance, security, flexibility, etc.) as possible “ideological” concepts.

Will be accepted contributions in Italian, English, French, Spanish, Portuguese and German.

  • Abstracts of no more than 600 words should be sent at redazione.consecutio@gmail.com by 30/07/2020.
  • Acceptance/rejection of proposals will be communicated within 30/08/2020.
  • Submission deadline for articles (max. 8,000 words): 31/12/2020.
  • All contributions will be peer reviewed, and a final decision on the publication will be made within 15/02/2021.
  • The final version should be sent no later than 15/03/2021.

NUMERO 10 (MAGGIO 2021) – CALL FOR ABSTRACTS: IDEOLOGIA
A cura di Emanuele Martinelli e Laura Turano

(IT) Il numero 10 (uscita Maggio 2021) avrà come oggetto la riflessione – teoretica, storiografica, sociologica, politica, psicologica – sul concetto di “ideologia” e le variazioni di significato del termine “ideologia” che attraversano la storia della cultura moderna.

Il concetto di ideologia è stato coniato per la prima volta, con un significato prettamente positivo, nell’Illuminismo francese. In quel contesto, esso designa la scienza della formazione delle idee, che definisce con correttezza, a partire dalle sensazioni, le idee più generali. In tale significato positivo il concetto era alla base della nuova organizzazione scolastica e formativa della Francia postrivoluzionaria. Con Napoleone e il suo antiilluminismo, ideologia diviene sinonimo invece di una produzione solo negativa di astrazioni e chimere, che gli intellettuali illuministici pretendono di imporre ai sentimenti del cuore e della vita dei popoli. Marx ed Engels fanno riferimento inzialmente nella loro opera a questo significato di ideologia, come “falsa coscienza”. Ma nei testi di Marx in particolare, ideologia ha anche due altri diversi significati. Essa costuituisce, da un lato, il mondo delle “forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche […] che permettono agli esseri umani di concepire il conflitto economico di classe e di combatterlo”. Dall’altro, con la teoria della reificazione e del feticismo delle merci nel Capitale l’ideologia costituisce una deformazione conoscitiva che non nasce dalla soggettività falsificante degli intellettuali bensì dalla realtà oggettiva della struttura economica stessa. Nella successiva riflessione marxista, Gramsci e Lukács si sono rifatti rispettivamente alla seconda e alla terza definizione marxiana. Questo ha consentito a Gramsci di proporre una teoria positiva dell’ideologia, non come falsa coscienza, ma come funzione gnoseologica indispensabile a vivere e a confliggere in un contesto sociale. Come ha consentito a Lukács di proporre la reificazione come struttura generalizzata della coscienza e della scienza capitalistica.

Saranno presi in considerazione contributi relativi a tutti gli ambiti e gli autori nei quali il concetto
di ideologia risulta pertinente, e in particolare quelli riconducibili ai seguenti nuclei tematici:

1) Il concetto di ideologia in Marx e nel marxismo della Prima e della Seconda Internazionale.

2) Sviluppi del concetto di ideologia in Gramsci, Lukács, Althusser. Il pan-ideologismo nella sociologia della conoscenza di Mannheim. Tentativi di sistematizzazione delle diverse accezioni di “ideologia” (Rossi-Landi, Eagleton).

3) La fine delle ideologie e delle grandi narrazioni nella filosofia teoretica e politica del postmodernismo, del decostruzionismo e del post-strutturalismo.

4) L’ideologia nella teoria politica e sociale contemporanea (Žižek, Hall, Laclau, etc.) e la validità (critiche, difese) del concetto di ideologia.

5) Riflessioni critiche su alcuni concetti-chiave del discorso pubblico contemporaneo (concorrenza, competenza, digitalizzazione, sorveglianza, sicurezza, flessibilità, etc.) come possibili concetti “ideologici”.

Saranno accettati contributi in italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese e tedesco.

  • I testi devono essere inviati al seguente indirizzo: redazione.consecutio@gmail.com.
  • La lunghezza massima degli abstracts, da far pervenire entro il 30/07/2020, è di 4.000 caratteri.
  • L’accettazione o il rifiuto delle proposte sarà comunicato entro il 30/08/2020.
  • La data limite per l’invio dei contributi (lunghezza massima 60.000 caratteri) è il 31/12/2020.
  • I contributi ricevuti saranno sottoposti a double-blind peer review, il cui esito sarà comunicato entro il 15/02/2021.
  • La versione finale dei saggi dovrà essere inviata entro il 15/03/2021.